Un pizzico di fortuna!

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Easter, mom & travel 5

Genova. Lunedì 02 febbraio 2015

Ore 7.30

Piove, fa freddo e come al solito impervia una semibufera.
Odio il vento di questa città, anche se avremmo dovuto stringere da un pezzo una pseudoamicizia.
Attendo da mezz’ora il secondo autobus che mi porterà in ufficio.
L’ombrello è rotto e le scarpe inzuppate.
Stamattina è proprio una giornata no: mi attende una riunione lunghissima con il direttore e non porterà di certo novità entusiasmanti.
Ecco il bus, il numero venti, già stracarico di persone e non sono certa di riuscire a infilarmi su questo carro bestiame. Spingo con forza la signora che ho davanti ed ecco, ce l’ho fatta!

Ho quarant’anni e i miei desideri si sono via via assopiti in una vita piatta e priva di stimoli.

L’odore nauseabondo di primo mattino mi provoca un forte attacco di nausea, ma non posso di certo scendere e attendere un altro mezzo, o men che meno farla a piedi. Quattordici chilometri non si possono certo definire una piacevole passeggiata soprattutto con queste condizioni meteorologiche!

Scendo giusto qualche fermata prima del solito, l’alito fetido dei signori appiccicati a me proprio non riuscivo a sopportarlo. C’è un limite a tutto!
Cammino a passo svelto, sotto i portici di via xx settembre; il cielo ora sembra più clemente e la pioggerellina mi evita lo stress di un ombrello che ormai ha fatto il suo lavoro e avrebbe tutti i sacrosanti diritti di andare in pensione.

– Silvia, sbrigati! Sono già tutti arrivati e fra poco si inizia! – la segretaria mi scrolla dai miei pensieri e mi butto pesantemente sulla sedia cercando tutta la documentazione necessaria prima della ‘battaglia’.

La riunione è durata tre ore, il malumore si è appiccicato addosso come l’alito dei miei vicini di bus.

L’economia crolla, l’Italia traballa e le aziende entrano nel panico.
I dipendenti…, beh, i dipendenti giocano al “chissà se domani avrò ancora un lavoro?”.
Il gioco, però, non diverte affatto.

I miei sogni da ragazza: un futuro sereno, una casa di proprietà, un compagno di vita e viaggi in lungo e in largo per il mondo. Insomma, ditemi chi non lo ha mai sognato?

Ora mi trovo single, con il mutuo da pagare, quasi licenziata e soprattutto nessun cavolo di viaggio.

Ore 18.

Sono stanca morta. Al ritorno, il carro bestiame mi sembra meno puzzolente e fastidioso; mi porta a casa.

Ore 18.15.

Il cellulare squilla.

– Pronto? – Non conosco il numero di chi mi sta chiamando.
– Buonasera, Signora Silvia Traverso? Sono Matteo Mandelli della MidaXL S.p.A. Ha inviato un curriculum alla nostra azienda e ci farebbe piacere poter fare un colloquio conoscitivo. Le andrebbe bene Giovedì alle 9.30 in P.zza Missori, 2 qui a Milano?

Ho inviato il mio curriculum alla MidaXL, un po’ come quando si gioca al Superenalotto, sapendo al 100% che non vincerai mai neppure immersa in mille cornini rossi.

– Buonasera! Certo, sarei felicissima di venire; la data e l’ora vanno benissimo. La ringrazio, a presto!

La MidaXL è un solida azienda in continua crescita, oramai si trovano sedi ovunque sparse in tutto il mondo.

Il loro obiettivo principale è sostenere le aziende dal punto di vista marketing e di customer care.

Perché il mio curriculum abbia attirato la loro attenzione è davvero un bel mistero.

Mi sento agitata, confusa, felice, impaurita e su di giri.
Non so ancora a quale incarico, eventualmente, verrei destinata, ma l’idea di cambiare tutto mi riempie di una frizzante energia positiva.

Giovedì 05 febbraio 2015

Ore 5.00.

La sveglia sta facendo egregiamente il suo dovere e sembra trillare più forte del solito dentro le mie povere orecchie.

Mi preparo il caffè, lo sorseggio con gusto.

– Un po’ di fortuna, un po’ di fortuna, un po’ di fortuna.

Stamattina il mio mantra recita solo questo: “oggi spero di avere un pizzico di fortuna!”

Doccia, capelli lasciati mossi naturali (è inutile che mi acconci, sono così, e proprio così mi devono vedere!), un paio di pantaloni grigi stretti, stivali e una maglia leggermente oversize.

Mi sento a posto, mi sento me stessa.

Prendo la borsa, le chiavi della mia macchina e sono già fuori dal portone di casa.

Salgo sull’auto con la stessa spocchia di una che sale sulla sua Ferrari; la mia macchinina è rossa, comoda, agile e quando guido sono felice.
Mi piace guidare, anche quando devo andare al supermercato a caricarmi di borse della spesa.
Accendere il motore, mettere la prima e partire, mi dà la sensazione di poter andare ovunque; di essere libera di fare chilometri senza una meta e fermarmi quando un paesaggio mi è di ispirazione.

Il mio viaggio verso Milano è iniziato. E’ iniziato un viaggio.

Calco il piede sull’acceleratore, mi sto allontanando da Genova, voglio aumentare questa distanza tra me e la mia città un po’ matrigna.

Fuggo, fuggo da tutto, da tutti, da me, dai miei pensieri, dalle mie vecchie emozioni.
La musica alta all’interno dell’abitacolo mi inebria.

Fuggo. Per un solo giorno, forse, ma è già qualcosa.

Felicità.

Maria

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Un piccolo sogno per volta

Volere sempre di più, quello che ancora non abbiamo.

Una volta avuto, ritorniamo allo stato iniziale, sentiamo il bisogno di altro ancora, perché la gioia è durata un attimo e la tristezza riprende a gran forza.

E’ proprio il dibattito gioia-tristezza che mi fa pensare e ragionare molto.

Non riesco ad arrivarne a capo.

Chi non ha nulla sarebbe felice di avere un pezzo di pane da mordere, esigenza primaria. E poi?

E poi, riparte il circolo vizioso.

La tristezza ti pone in uno stato di continua esigenza, di continua irrequietezza, per cui non riesci a godere a pieno di quello che hai ricevuto. Continua a leggere

Il viaggio verso il mondo parallelo

Ci sono dei giorni in cui la mente è obnubilata da pensieri  fastidiosi, quei pensieri che ti chiudono alle risorse e ti riducono le energie.

In quei giorni nulla può scuoterti, neppure l’idea di un viaggio.

L’anfetamina del trolley, del volo, dell’andare a scoprire, non sortisce alcun effetto.

Ci si chiede perché le emozioni positive facciano tanta fatica ad entrare nel proprio essere, quando sarebbe così semplice sorridere e scivolare in quell’oblio vitaminico.

Arriva l’attimo della scadenza, i minuti prima dell’inizio, il tempo si è ridotto oltre misura ed ecco! Finalmente tutto diventa lucido e fantastico, la nausea si riduce e la voglia di chiudere la porta e lasciarsi dietro la vita ‘normale’, diventa un’esigenza irresistibile.

Voilà, l’animo giusto, la testa giusta, il corpo giusto per un’avventura, quella che ci si merita.

Perché il quotidiano deve essere spezzato, perché il carnevale esiste come stravolgimento della routine, perché trovare uno slargo parallelo è fondamentale a ripartire in una vita che probabilmente può essere modificata e migliorata.

In fondo,  lo sanno tutti che la vita dipende in buona parte da te, da come ti poni, da quanto sorridi… e questo è un grande miracolo.

Maria