Passato uno avanti un altro

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Il giorno prima a ridere, scherzare, lavorare sodo uniti, il giorno dopo al saluto nessuna risposta.
Ti chiedi perché, tanti perché.
Perché le risa, perché gli scherzi?
Perché girato il foglio, la pagina prima è dimenticata, strappata.
Perché molti al mattino  indossano la maschera che sorride, socievole, sensibile, perché è così facile toglierla per ritrovare in un solo secondo un volto piatto.
Le emozioni ormai sono fuori luogo, non interessano.

Si va avanti come tigri assetate di sangue, rimane la carogna, non serve più.

Un saluto, solo un saluto, non valere neppure questo, per questa stramaledetta indifferenza che inaridisce e rende opportunisti i più.
Ero triste di lasciare, forse è solo una fortuna.
Anzi,  sono triste di aver lasciato alcune persone, quelle in cui, probabilmente, ho creduto sin dall’inizio.
Grazie mille a voi, quelli per cui è valso spendere preziose lacrime e che per sempre mi rimarranno nel cuore e che probabilmente avrò l’immenso piacere di rivedere.

Aggiungo un punto, tolgo la virgola.

Maria

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Ascoltando

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Una canzone, emozioni che invadono e travolgono il mio corpo, una sensazione gradevole/sgradevole, solitudine.

Sola, con me stessa, è un dialogo intimo.
Un sussurro silenzioso: “Tu sei il tuo mondo”.

E il resto mi ruota intorno in immagini sfocate.

<Replay>,  note,  un viaggio in quel deserto dove puoi pensare, parlare con il tuo Io, dove ti ritrovi con Dio.

Fuori dall’essere, dal mondo, dalla fisicità delle cose, per trovarsi spirito e mente.
Dove chiarisci ciò che ha importanza e no, valore e no, essenza e no.

Un dialogo perfetto, doloroso, disperato.
Un dialogo atavico che non si usa più, che l’uomo ha dimenticato, che l’uomo subisce come paura.

<Replay>, I’m just dreamer…

Sì, sono solo una sognatrice.

<Replay>

Grazie, ritorno ‘essere’.

Maria