Una splendida giornata! O forse no? E basta!

splendida_giornata

Il cielo è azzurro, senza una nuvola.
E’ mattina presto e il sole sta facendo capolino dal mare.

Sarà una splendida giornata!

Sono fortunata? Non tanto o forse sì: tutto dipende dai punti di vista.
Mi guardo intorno: le colline dietro di me, davanti il mare (un piccolissimo scorcio di mare); e già una conquista l’ho ottenuta: come non si fa a non gioire della natura?

Oggi una casa in cui vivere ce l’ho: come non si può essere felici di un tetto protettore sulla testa?

Un cane e due gatti. Miei fedeli compagni di vita. Ogni giorno un regalo. Ogni giorno un sorriso strappato: come non si può essere amati con tre amici così?

Un bel piatto di pasta e olio, una mela e acqua fresca sulla mia tavola a mezzogiorno: come non si può considerarsi sazi?

Beh, la vita può andare a rotoli, può portare delusioni, pianti, disperazioni.
Ed io un po’ ne so qualcosa, ma quello che c’è di bello è che ogni santo giorno la vita ti regala qualcosa di inaspettato.

Perché il segreto è non dare nulla per scontato, ma proprio nulla, e poi gioire per una posizione plastica della tua gattina o perché la speranza, anche nella bufera, senti che in fondo esiste ancora.

Maria

P.S.
Sono convinta che la consapevolezza delle piccole cose che abbiamo e che ci stanno intorno sia sparito in un mondo in cui vivere è sinonimo di “tutto”.
Tutto ciò che ci stanno facendo credere sia necessario avere.
Sbarazziamoci e usciamo da questo girone!
Respiriamo e muoviamoci più lentamente, soffermiamoci su quello che è necessario.
Basta alle pubblicità e alle comunicazioni che ci annullano, che ci fanno diventare ciò che non siamo.
Basta alle emulazioni di finti manichini.
Basta!

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Un pizzico di fortuna!

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Easter, mom & travel 5

Genova. Lunedì 02 febbraio 2015

Ore 7.30

Piove, fa freddo e come al solito impervia una semibufera.
Odio il vento di questa città, anche se avremmo dovuto stringere da un pezzo una pseudoamicizia.
Attendo da mezz’ora il secondo autobus che mi porterà in ufficio.
L’ombrello è rotto e le scarpe inzuppate.
Stamattina è proprio una giornata no: mi attende una riunione lunghissima con il direttore e non porterà di certo novità entusiasmanti.
Ecco il bus, il numero venti, già stracarico di persone e non sono certa di riuscire a infilarmi su questo carro bestiame. Spingo con forza la signora che ho davanti ed ecco, ce l’ho fatta!

Ho quarant’anni e i miei desideri si sono via via assopiti in una vita piatta e priva di stimoli.

L’odore nauseabondo di primo mattino mi provoca un forte attacco di nausea, ma non posso di certo scendere e attendere un altro mezzo, o men che meno farla a piedi. Quattordici chilometri non si possono certo definire una piacevole passeggiata soprattutto con queste condizioni meteorologiche!

Scendo giusto qualche fermata prima del solito, l’alito fetido dei signori appiccicati a me proprio non riuscivo a sopportarlo. C’è un limite a tutto!
Cammino a passo svelto, sotto i portici di via xx settembre; il cielo ora sembra più clemente e la pioggerellina mi evita lo stress di un ombrello che ormai ha fatto il suo lavoro e avrebbe tutti i sacrosanti diritti di andare in pensione.

– Silvia, sbrigati! Sono già tutti arrivati e fra poco si inizia! – la segretaria mi scrolla dai miei pensieri e mi butto pesantemente sulla sedia cercando tutta la documentazione necessaria prima della ‘battaglia’.

La riunione è durata tre ore, il malumore si è appiccicato addosso come l’alito dei miei vicini di bus.

L’economia crolla, l’Italia traballa e le aziende entrano nel panico.
I dipendenti…, beh, i dipendenti giocano al “chissà se domani avrò ancora un lavoro?”.
Il gioco, però, non diverte affatto.

I miei sogni da ragazza: un futuro sereno, una casa di proprietà, un compagno di vita e viaggi in lungo e in largo per il mondo. Insomma, ditemi chi non lo ha mai sognato?

Ora mi trovo single, con il mutuo da pagare, quasi licenziata e soprattutto nessun cavolo di viaggio.

Ore 18.

Sono stanca morta. Al ritorno, il carro bestiame mi sembra meno puzzolente e fastidioso; mi porta a casa.

Ore 18.15.

Il cellulare squilla.

– Pronto? – Non conosco il numero di chi mi sta chiamando.
– Buonasera, Signora Silvia Traverso? Sono Matteo Mandelli della MidaXL S.p.A. Ha inviato un curriculum alla nostra azienda e ci farebbe piacere poter fare un colloquio conoscitivo. Le andrebbe bene Giovedì alle 9.30 in P.zza Missori, 2 qui a Milano?

Ho inviato il mio curriculum alla MidaXL, un po’ come quando si gioca al Superenalotto, sapendo al 100% che non vincerai mai neppure immersa in mille cornini rossi.

– Buonasera! Certo, sarei felicissima di venire; la data e l’ora vanno benissimo. La ringrazio, a presto!

La MidaXL è un solida azienda in continua crescita, oramai si trovano sedi ovunque sparse in tutto il mondo.

Il loro obiettivo principale è sostenere le aziende dal punto di vista marketing e di customer care.

Perché il mio curriculum abbia attirato la loro attenzione è davvero un bel mistero.

Mi sento agitata, confusa, felice, impaurita e su di giri.
Non so ancora a quale incarico, eventualmente, verrei destinata, ma l’idea di cambiare tutto mi riempie di una frizzante energia positiva.

Giovedì 05 febbraio 2015

Ore 5.00.

La sveglia sta facendo egregiamente il suo dovere e sembra trillare più forte del solito dentro le mie povere orecchie.

Mi preparo il caffè, lo sorseggio con gusto.

– Un po’ di fortuna, un po’ di fortuna, un po’ di fortuna.

Stamattina il mio mantra recita solo questo: “oggi spero di avere un pizzico di fortuna!”

Doccia, capelli lasciati mossi naturali (è inutile che mi acconci, sono così, e proprio così mi devono vedere!), un paio di pantaloni grigi stretti, stivali e una maglia leggermente oversize.

Mi sento a posto, mi sento me stessa.

Prendo la borsa, le chiavi della mia macchina e sono già fuori dal portone di casa.

Salgo sull’auto con la stessa spocchia di una che sale sulla sua Ferrari; la mia macchinina è rossa, comoda, agile e quando guido sono felice.
Mi piace guidare, anche quando devo andare al supermercato a caricarmi di borse della spesa.
Accendere il motore, mettere la prima e partire, mi dà la sensazione di poter andare ovunque; di essere libera di fare chilometri senza una meta e fermarmi quando un paesaggio mi è di ispirazione.

Il mio viaggio verso Milano è iniziato. E’ iniziato un viaggio.

Calco il piede sull’acceleratore, mi sto allontanando da Genova, voglio aumentare questa distanza tra me e la mia città un po’ matrigna.

Fuggo, fuggo da tutto, da tutti, da me, dai miei pensieri, dalle mie vecchie emozioni.
La musica alta all’interno dell’abitacolo mi inebria.

Fuggo. Per un solo giorno, forse, ma è già qualcosa.

Felicità.

Maria

Sospesa e libera

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Mi sento sospesa.
Sospesa tra il dire e il fare.
Sospesa tra l’essere e l’avere.

Quante volte ci troviamo a far pugni con la nostra coscienza, quella coscienza che vuole emergere prepotente?
La società ci istruisce bene, noi dobbiamo essere finzione. Dobbiamo credere a questo e a quello.

Dobbiamo vestirci, profumarci, divertirci seguendo regole rigide, entro le quali noi, da bravo gregge, ci ritroviamo al sicuro. Continua a leggere

Quale parte del NO non ti è chiara?

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Ricevi dei messaggi a volte da persone, che hai incontrato una sola volta, e di cui ti dimentichi della loro esistenza già il giorno dopo (vorrà dire qualcosa?) e a cui rispondi comunque in modo carino ed educato.

– Ciao, ti ricordi di me? Ci siamo visti al cinema lo scorso anno.
– Ciao, sì  mi ricordo perfettamente, come stai?

Avevo conosciuto un uomo che, al di là dell’aspetto, non mi era risultato particolarmente congeniale. Non so, la sua finta umiltà un po’ mi snervava.
Mi diceva continuamente: – Sono un minuscolo armatore di sole 500 navi da crociera. Sono un ometto con qualche spicciolo in tasca. Ho una casetta umile e semplice nel cuore della città, una piccola villetta con piscinetta, zona attrezzata per i cavalli, campi da tennis, da beach volley, da pallacanestro, un parco divertimenti migliore di Disneyland, ma per carità nulla di che. Continua a leggere

Febbre da cervello in tilt

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Mattina.

La casa da pulire (non ci penso), porto il cane fuori, pulisco la lettiera, anzi le lettiere perché i gatti sono due, do da mangiare, prima ai gatti, strategia di chi sa il fatto suo, poi al cane e faccio la doccia più veloce che posso.
Saluto tutti, i gatti mi guardano, il cane mi abbraccia, non mi lascia.
Amore della mamma, devo andare a lavorare; no, non molla, vai tesoro, cagnolone meraviglioso… niente… prendo un pezzo di salame lo lancio nella ciotola, e controllo che tutto sia a posto, prima di fiondarmi fuori.
Non è uno stupido il mio cane, sa che me ne andrò comunque e si metterà sotto il tavolo ad aspettarmi.
Ok, ci sono, le chiavi, la borsa, sì, anche la giacca, la testa?
La testa la stavo dimenticando, mi guardo in giro, non la trovo. Vabbè, è lo stesso, è già da un po’ che vivo senza testa, mi servirà proprio oggi? Continua a leggere

L’uomo più bello del mondo.

uomo

Uomini belli e uomini brutti. Uomini intelligenti e stupidi. Ricchi e in canna.

La bellezza in un uomo puoi trovarla in ogni sua sfumatura.
Bellissimo perché umile, bellissimo perché creativo, bellissimo perché particolare.

Farei volentieri un appello, per le strade e a gran voce urlerei:
“Donne, (tipo: è arrivato l’arrotino) cercate tutti gli uomini esteticamente perfetti, accaparrateveli velocemente! Donne, in quella via ne ho visto un paio, correte, accalcatevi, cercate di sedurli, andate alle sfilate, andate ai provini di fighetti imbalsamati, nelle vie pedonali mentre sculettano!”. Continua a leggere

Cerco la furbizia, ma non la trovo

volpe

Cerco forsennatamente la furbizia dentro di me, ma non la trovo.
Ho cercato in ogni angolo, nei punti più nascosti. Ho scavato con forza e con tanta tenacia. Nulla.
Da qualche parte ci sarà, ne sono convinta.
Quando è il momento giusto, quando si è in difficoltà, ecco che anche una piccola dose di furbizia, ti fa uscire indenne dall’impasse del momento.
E allora, non mi arrendo.
Provo a mettermi a testa in giù, nella speranza che qualche goccia di furbizia esca dalla bocca, dal naso, che ne so, dalle orecchie. Nulla. Ancora nulla. Continua a leggere

Un piccolo sogno per volta

Volere sempre di più, quello che ancora non abbiamo.

Una volta avuto, ritorniamo allo stato iniziale, sentiamo il bisogno di altro ancora, perché la gioia è durata un attimo e la tristezza riprende a gran forza.

E’ proprio il dibattito gioia-tristezza che mi fa pensare e ragionare molto.

Non riesco ad arrivarne a capo.

Chi non ha nulla sarebbe felice di avere un pezzo di pane da mordere, esigenza primaria. E poi?

E poi, riparte il circolo vizioso.

La tristezza ti pone in uno stato di continua esigenza, di continua irrequietezza, per cui non riesci a godere a pieno di quello che hai ricevuto. Continua a leggere

Il viaggio verso il mondo parallelo

Ci sono dei giorni in cui la mente è obnubilata da pensieri  fastidiosi, quei pensieri che ti chiudono alle risorse e ti riducono le energie.

In quei giorni nulla può scuoterti, neppure l’idea di un viaggio.

L’anfetamina del trolley, del volo, dell’andare a scoprire, non sortisce alcun effetto.

Ci si chiede perché le emozioni positive facciano tanta fatica ad entrare nel proprio essere, quando sarebbe così semplice sorridere e scivolare in quell’oblio vitaminico.

Arriva l’attimo della scadenza, i minuti prima dell’inizio, il tempo si è ridotto oltre misura ed ecco! Finalmente tutto diventa lucido e fantastico, la nausea si riduce e la voglia di chiudere la porta e lasciarsi dietro la vita ‘normale’, diventa un’esigenza irresistibile.

Voilà, l’animo giusto, la testa giusta, il corpo giusto per un’avventura, quella che ci si merita.

Perché il quotidiano deve essere spezzato, perché il carnevale esiste come stravolgimento della routine, perché trovare uno slargo parallelo è fondamentale a ripartire in una vita che probabilmente può essere modificata e migliorata.

In fondo,  lo sanno tutti che la vita dipende in buona parte da te, da come ti poni, da quanto sorridi… e questo è un grande miracolo.

Maria

Le due colonne

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La felicità è vissuta in un attimo o raramente di più.

Quando si dovrebbe essere felici e si ha difficoltà ad esserlo, subentra una tristezza profonda.

Probabilmente perché non tutto è come vorremmo, forse perché molte sono le cose che mancano, o ancor di più la base sicura e forte su cui impostare tutta la vita.

Ecco, siamo arrivati al dunque.

La base, le fondamenta che non ti fanno crollare. E allora tutto può crescere e fiorire.

Ma anche le fondamenta hanno bisogno di cure, soprattutto devono essere prima costruite, granello su granello.

Cerchiamo, scrutiamo nel nostro più profondo baratro quei pilastri robusti che ci dovrebbero sostenere; a volte, entusiasti, li troviamo, a volte il buio li cela, a volte, ci chiediamo, esisteranno?

Un pilastro esiste, sì, ne sono sicura, che sia oscurato da nebbie fitte poco importa, c’è.

Ma affinché un corpo vivo o no, possa trovarsi in equilibrio, deve necessariamente averne due, due blocchi alle estremità.

Arriva il momento in cui le maniche devono essere arrotolate, i sensi acuiti, le porte spalancate e il nostro segugio interiore sguinzagliato.

La ricerca della seconda colonna portante non è da prendere con superficialità, un giorno potrebbe rompersi, incrinarsi, curvarsi e cedere, la scelta dev’essere istintiva, deve provenire dal nostro pozzo, dove tutto è chiaro e le risposte non hanno sfumature, o è sì sì o no no. Punto.

Maria

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