Insopportabile

Il rumore fastidioso, che oscura la mente;

il silenzio totale, esterno ed interno, che soffoca.

Quando il mondo ti crolla addosso,

tutto è insopportabile.

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di Margie Inviato su Caos

È così. Io-me-ne-frego.

White Sands

È così la vita.

Vorresti questo e quello e ti ritrovi con quasi niente.
Sto leggendo “The Secret”, tutto ciò che vuoi lo puoi ottenere. Eh!!!

Desideri una montagna di soldi? Nulla di più facile.
Pensa ai soldi, tante banconote una sopra l’altra, a mazzetti da 100 euro.
Immagina che queste mazzette siano tutte sparse per casa, tanto da dover buttare i vestiti, liberare armadi e cassetti, tanto da doverti comprare una casa più spaziosa perché non basterebbero i tuoi 70 mq per contenerli tutti. Continua a leggere

di Margie Inviato su Caos

Donna-animale in una gabbia dello zoo

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Quando il mio sentiero si fa troppo stretto e angusto io inizio a scalpitare per uscirne fuori; sicuramente non solo io, certo, ma alcune persone invece preferiscono i luoghi/celle perché danno loro un senso di protezione o perché ‘è giusto sia così’.
Sono stata in uno zoo/fattoria ultimamente.
Galline in un’unica aia che lottano per conquistarsi il grande gallo.
Galletti che diventano piccoli e subiscono la gallina regina.
Le cozze, gli orsi, gli struzzi…
Ed io? Un giorno gallina, un giorno struzzo, un giorno tigre, un giorno orso e poi di nuovo gallina. Continua a leggere

Pulizie di casa e stress pre-annientamento

casalingaSta finendo il week end e sono alle prese con le grandi pulizie.
Oggetti che tiro fuori dagli armadi, dai cassetti, dai pensili della cucina…
Ma quando li ho comprati, quando mai li ho usati e se li ho usati, perché non sono finiti già da un pezzo nella rumenta?
Una pinza mi tiene i capelli, la tuta ridotta a straccio, i guanti, che dovrebbero preservarmi le mani, hanno buchi in ogni dove.
Mi guardo in giro…
Sacchi di cose da buttare, sacchi di cose da regalare, sacchi… che fra un po’ mi metto dentro e mi autocestino.
Maria

Sabbie mobili

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La situazione è difficile e complicata.
Sabbie mobili da cui, per quanto urli, ti disperi, ti agiti, non hai come fine che essere lentamente inghiottita.
Un appiglio? Nessuno. Un aiuto? Nessuno.
I piedi, le caviglie, piano piano anche le gambe, inesorabilmente si immergono nella melma collosa e ad occhi aperti e con la coscienza sveglia, ti vedi sciogliere in quell’abbraccio.
Questo mi è stato raccontato con un filo di voce.
La risposta? Non la conosco, ascolto immobile e silenziosa.
Quale fuga? Quale altro obiettivo? Quale avventura, se il pensiero è di ritrovarsi nella stessa condizione tra un anno, due, tre?
Chiudere la saracinesca, no.
La speranza che non sia? Forse.
La paura? Certo.
Se avessi delle braccia lunghissime e forti, ti salverei.

di Margie Inviato su Caos

L’espressione del caos

Questo è il momento giusto per la creatività.
Quando tutto nella testa e nell’anima è in pieno tumulto, il canale dell’estro si apre e lascia libero spazio al riempimento della scatola vuota.
Colori, materiali e forme per eliminarne l’anonimità. Ogni parete un pensiero o più pensieri che si fondono.
Ti immergi nel colore, diventi pennello, diventi strumento dell’arte, strisciando, rotolando, lasciando scie e impronte; ogni sfumatura, ogni goccia è parte del tuo essere.
I capelli color fuoco bruciano la parete, aggiungi un po’ di giallo per schiarire gli angoli superiori e immergi i piedi nel verde smeraldo perché il pavimento diventi prato e natura.
Un connubio di donna e pittura, di movimenti e di tessuti che si incollano e si amalgamano qua e là.
Bulloni e viti, perché la vita a volte va incastrata e bloccata e spago per assicurare un pacco perfetto.
Latte di vernice ora, versate dall’alto, latte d’azzurro, di blu e di bianco, un liquido vischioso che scivolando percorre semi-compatto un letto non disegnato, un fiume con le sue anse.
Ed ora guardo, forse è natura, forse città, forse è solo caos.
Il caos, l’espressione del tutto e del niente.
E il canale si richiude.

Maria

[Quadro: Caos – Stefano Busonero]

di Margie Inviato su Caos

Spremuta di limone

Piangi, sono contenta che tu possa eliminare le lacrime dolorose.
Piangi pure amica e tira fuori tutto quello che non vuoi resti dentro di te.
Piangi, metabolizza il dolore e la tristezza, affinché tu possa mantenere le lacrime pure e un giorno piangere solo per felicità o per una forte emozione positiva.
Non ti chiamo, voglio solo farti piangere tutto il liquido nero.
Nessuno la chiami! Nessuno la disturbi!
Lasciate che in lei tranquillamente si trasformi il pensiero e la mente.
La metamorfosi sta iniziando e il silenzio e la solitudine sono necessari.
Piangi ancora un po’ amica mia, il tappo troppo spesso e troppo pressato lentamente si sta sciogliendo.
Più tardi, se vuoi, piangeremo insieme.
Strizzeremo bene fino all’ultima goccia il limone aspro.

Maria

[Foto: http://images.search.conduit.com%5D

Passato uno avanti un altro

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Il giorno prima a ridere, scherzare, lavorare sodo uniti, il giorno dopo al saluto nessuna risposta.
Ti chiedi perché, tanti perché.
Perché le risa, perché gli scherzi?
Perché girato il foglio, la pagina prima è dimenticata, strappata.
Perché molti al mattino  indossano la maschera che sorride, socievole, sensibile, perché è così facile toglierla per ritrovare in un solo secondo un volto piatto.
Le emozioni ormai sono fuori luogo, non interessano.

Si va avanti come tigri assetate di sangue, rimane la carogna, non serve più.

Un saluto, solo un saluto, non valere neppure questo, per questa stramaledetta indifferenza che inaridisce e rende opportunisti i più.
Ero triste di lasciare, forse è solo una fortuna.
Anzi,  sono triste di aver lasciato alcune persone, quelle in cui, probabilmente, ho creduto sin dall’inizio.
Grazie mille a voi, quelli per cui è valso spendere preziose lacrime e che per sempre mi rimarranno nel cuore e che probabilmente avrò l’immenso piacere di rivedere.

Aggiungo un punto, tolgo la virgola.

Maria

Transizioni

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E’ matematico – Sali su una barca, traghetti da un’isola all’altra, sbarchi. Risali su un’altra barca, traghetti, sbarchi – Il ciclo della vita.

Ogni volta senti di essere in balia delle onde, in una situazione mobile, precaria, la paura di affondare, il classico buco da cui inesorabilmente l’acqua del mare invade e termina ogni viaggio.

La paura di qualcosa che ostacoli o la paura che sia tu ad ostacolare.

Quando arriva il periodo di transizione, quando si avvicina, ne senti l’odore. Continua a leggere