Febbre da cervello in tilt

cervello_tilt

Mattina.

La casa da pulire (non ci penso), porto il cane fuori, pulisco la lettiera, anzi le lettiere perché i gatti sono due, do da mangiare, prima ai gatti, strategia di chi sa il fatto suo, poi al cane e faccio la doccia più veloce che posso.
Saluto tutti, i gatti mi guardano, il cane mi abbraccia, non mi lascia.
Amore della mamma, devo andare a lavorare; no, non molla, vai tesoro, cagnolone meraviglioso… niente… prendo un pezzo di salame lo lancio nella ciotola, e controllo che tutto sia a posto, prima di fiondarmi fuori.
Non è uno stupido il mio cane, sa che me ne andrò comunque e si metterà sotto il tavolo ad aspettarmi.
Ok, ci sono, le chiavi, la borsa, sì, anche la giacca, la testa?
La testa la stavo dimenticando, mi guardo in giro, non la trovo. Vabbè, è lo stesso, è già da un po’ che vivo senza testa, mi servirà proprio oggi?
Chiudo la porta e corro, corro verso la macchina, cavoli la benzina…, è tardi, la farò al ritorno, e se non ci arrivo al lavoro e mi fermo in autostrada? Ok, facciamo il giro largo, l’omino che mi fa la benzina, € 60,00, grazie. Grazie a lei!
Grazie a lei? Ma se sono dei ladri!
Sono sull’autostrada, finalmente. Il pannello mi avvisa che c’è un incidente, come? Di primo mattino? Attendiamo, pazientemente… Brutto bastardo incosciente, stronzo, chi ti ha dato la patente, imbecilleee…
Relax, respiriamo, sentiamo un po’ di musica, sì la radio… pubblicità, no, non la voglio sentire, ho bisogno di musica, il cd, il disco del Gnu Quartet.
Oh… questa è musica. Grazie Gnu, siete i miei angeli…
Finalmente al lavoro!
Evviva!
Evviva? Sì, evviva perché a me piace lavorare, sì, a dispetto di tutto, io amo lavorare.

Lavoro.

Tristezza, forse fra un po’ non ce l’avrò più, trasferimenti in altre città, a quale compenso, in quali condizioni, perché?
E si lavora lo stesso, con lo stress che giorno dopo giorno si infittisce, un’attesa che chi non l’ha provata, a quarant’anni suonati, non può capire.
Quando mi crollerà il mondo addosso? Quando?
Chi ha un lavoro statale sotto casa, chi lavora per sole 6 ore al giorno, che deve solo attraversare una strada ed è già seduto alla scrivania, chi non ha responsabilità… queste persone non potranno mai capire.
La giornata trascorre tra ordini, fatture, gare d’appalto, il libro presenze, logistica…

Sera.

Arriva la sera e si ritorna a casa (nel frattempo rileggetevi la parte del tragitto di andata, perché è uguale).
Che bello!
Che bello? Certo, porta fuori il cane (amore della mamma), acqua, crocchette per tutti, preparare la cena, mettere i panni in lavatrice, doccia, mangio e alla fine neppure un abbraccio, due parole…

Io, il mio cane, i miei gatti, tutti sopra un piccolo divano a rilassarci
Un piccolo divano su cui tutti sono distesi, tranne me, rannicchiata in un angolo con le gambe doloranti e i muscoli rattrappiti, ma amo questo momento, e metterei la firma per provare crampi e ginocchia bloccate ogni giorno pur di godermi gli unici amici con cui divido la casa, gli unici che ogni santo giorno non mancano di manifestarmi amore infinito e che ricambio.

Il mio cervello è pieno di casino, di pensieri, gonfio di troppe preoccupazioni, saturo di solitudine… ed ecco che arriva la febbre, la nausea, la stanchezza, la spossatezza, l’inedia, la voglia di sdraiarsi e stare ferma. Tutto si è fermato in questi tre giorni di malattia, quiete e malessere mischiati.
E’ il terzo giorno, ho fatto capolino oltre le mie spalle e in fondo vedo che se prendessi tutto con un po’ più di filosofia/menefreghismo e un po’ meno serietà (appunto) forse, dico forse, potrei andare avanti pensando a cosa di bello o di brutto, ma comunque diverso, ci sarà nella mia vita.
Chissà! :O)

Maria

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